Quest’anno i Press Café di Lucca Comics & Games hanno presentato la novità delle “round table”, ovvero alcuni incontri con gli autori (tavole rotonde, appunto) a numero chiuso. Visti i prestigiosi nomi coinvolti è probabile che il limite dei posti fosse dettato semplicemente dalla ridotta capienza delle sale. Io sono stato tra gli otto fortunati che hanno potuto dialogare con Sergio Gerasi nella Sala della Seta nel palazzo della Camera di Commercio.
L’incontro verte principalmente sull’ultimo volume realizzato dal fumettista, sia come testi che come disegni: la ripresa della Valentina di Guido Crepax. Fino a qualche anno fa il progetto, e la stessa idea alla sua base, sarebbe stato dirompente: riprendere un personaggio che si identifica in maniera totale col suo creatore. Ma in questi ultimi anni, pur tra critiche e polemiche (vedi il Gaston di Franquin), abbiamo assistito alla rinascita di altri personaggi ritenuti intoccabili: uno su tutti il Corto Maltese di Hugo Pratt che oggi vanta due versioni ufficiali differenti, quella che prosegue la serie classica a opera di Díaz Canales e Pellejero e la reinterpretazione moderna di Quenehen e Vivès.
La nuova Valentina Rosselli è affine al secondo esempio, e forse proprio da quello ha tratto ispirazione: non si tratta cioè di un seguito della saga delineata da Crepax (anche perché Valentina invecchiava con lui e oggi avrebbe ottantadue anni) ma di una reinterpretazione calata nel mondo contemporaneo.
Sergio Gerasi ci ricorda che Valentina è vera è nato un po’ per caso: un giorno aveva caricato su Instagram un video in cui disegnava Valentina, e la figlia di Crepax lo ha visto. Non era la prima volta che Gerasi lo faceva: in occasione delle ristampe da edicola le aveva infatti dedicato un omaggio disegnato. Questa fu la molla che fece scattare l’idea di riprendere le storie della protagonista scegliendo proprio Gerasi come autore. Da parte di Caterina e Antonio, i figli di Crepax, c’era anche la volontà di riportare Valentina in libreria dopo le collane da edicola, utilissime per diffondere a livello popolare il lavoro del padre ma per loro natura destinate a non essere disponibili in eterno: una versione da libreria è invece potenzialmente sempre riordinabile.
Valentina è vera non è un volume singolo, o almeno non solo questo: si tratta del primo episodio di una trilogia (ma i volumi potrebbero essere anche più di tre) pur se ognuno degli episodi è pienamente leggibile a sé.
Gerasi ha affrontato il compito con comprensibile tensione, non è facile sentirsi addosso la responsabilità di riprendere un’icona del fumetto mondiale. Inizialmente non avrebbe voluto scrivere lui questa reprise, ma avrebbe preferito affidarla a un’autrice donna. Lo incalzo al riguardo e fa il nome di Fumettibrutti come candidata alla sceneggiatura. Poi però il consiglio di Tito Faraci lo ha convinto a fare tutto lui: Fumettibrutti curerà comunque alcuni redazionali della ristampa da libreria della Valentina di Crepax. La scelta pare essere stata felice, perché al momento dell’incontro con la stampa (il 2 novembre) Gerasi dice che il volume ha avuto riscontri favorevoli da parte del pubblico.
Chi conosce lo stile di Gerasi, sicuramente versatile ma altrettanto sicuramente legato a un contesto realistico e rigoroso, potrebbe pensare che sia stato difficile per lui adeguarsi alle suggestioni del creatore di Valentina. In realtà afferma che c’era già molto Crepax in lui, anche se inizialmente non se ne rendeva conto. Inoltre questa proposta gli è giunta quando lui già da tempo pensava di cambiare il suo stile: un autore a cui ha guardato per ispirarsi e far evolvere il suo disegno è Nicolas De Crécy, quanto di più distante si possa immaginare dallo stile di Gerasi.
D’altra parte ad accomunarlo a Guido Crepax c’è anche, per così dire, la “milanesità” di fondo e il fatto che entrambi hanno studiato al Politecnico: Crepax da architetto e lui da designer. Colgo l’occasione per chiedergli se c’è un periodo specifico della produzione di Crepax a cui ha guardato per disegnare Valentina è vera, visto che inevitabilmente nel corso del tempo il suo stile andò ripulendosi o comunque modificandosi. Il “suo” Crepax non è quello degli esordi de La Curva di Lesmo con le figure nette e i neri pieni, ma volumi e profondità sono dati dai fitti tratteggi che anche Crepax cominciò a usare a un certo punto. Poiché siamo entrati in argomento di confidenze tecniche, Gerasi ammette che non tutto il volume è stato realizzato con tecniche analogiche, ma a causa delle tempistiche strette ha dovuto ricorrere anche al digitale.
Passando all’altro aspetto del fumetto, ovvero il testo, gli viene chiesto come si sia approcciato alla scrittura e se ci siano stati degli apporti rilevanti che ne abbiano ispirato la stesura. Gerasi cita come figure più importanti per il suo apprendistato di sceneggiatore il primo e l’ultimo scrittore con cui ha collaborato. Il suo esordio avvenne infatti su Lazarus Ledd, il bonellide della Star Comics che riscosse un grande successo negli anni Novanta. Quando vi approdò la vita editoriale della serie era vicina a concludersi e il suo creatore e principale sceneggiatore Ade Capone era impegnato a scrivere per la televisione. In ragione di questa situazione gli mandava solo i dialoghi delle sequenze accompagnati da una descrizione generica di ciò che sarebbe successo in quelle pagine: in sostanza la regia, la divisione in vignette e quindi il ritmo delle tavole li decideva Gerasi, che imparò quindi direttamente sul campo come strutturare una storia a fumetti.
L’altro sceneggiatore da cui ha imparato a scrivere fumetti è Alessandro Bilotta, pur se paradossalmente anche lui non rientra nel novero di quelli che si dilungano in descrizioni. C’è un aneddoto significativo in merito: in un’occasione in cui era pressato dalle scadenze, Gerasi chiese aiuto a un collega per farsi fare le matite. Quello che ne risultò però non aveva senso in relazione alla sceneggiatura (ovviamente si è accuratamente evitato di fare il nome dell’altro disegnatore): questo perché la sintonia con Bilotta permette a Gerasi di “vedere” le sue sequenze proprio come le ha immaginate lui, senza dover ricorrere a descrizioni particolareggiate.
Per finire gli viene chiesto se c’è qualche altro protagonista del fumetto mondiale su cui gli piacerebbe lavorare. Gerasi non ha dubbi: il Torpedo di Abulí. Recentemente ne è stata fatta una versione “1972” e non più “1936” disegnata da Eduardo Risso e poi da Leandro Fernandez, quindi forse come eventualità potrebbe non essere così remota.


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