L’ospite più atteso dell’ultima edizione di Lucca Comics & Games, almeno per quel che riguarda l’area statunitense, è stato Daniel Clowes. Nato nel 1961, esordisce ufficialmente nel 1985 sulla rivista Cracked. Nel 1989 esce il primo numero della sua rivista autogestita Eightball edita dalla Fantagraphics di Gary Groth. Da lì in poi sarà un florilegio di premi, riconoscimenti e l’interessamento alla sua opera da parte di altri settori della comunicazione come il cinema e la pubblicità. Sebbene non ami il termine “graphic novel” è stato uno dei fumettisti che più vengono identificati con questo genere, se così lo si può chiamare: d’altra parte molte delle sue prime opere sono state serializzate su Eightball prima di essere raccolte in volume, proprio come capitava con i grandi classici della letteratura.
Durante l’incontro con la stampa, Clowes esordisce dicendo che il punto principale attorno al quale ruota la sua opera è controllare il caos della sua vita e darle un senso, forse anche a causa della sua biografia complicata che traspare dal suo recente fumetto Monica. La complessità interpretativa dell’opera fa subito capolino anche nel corso dell’incontro: a una domanda precisa sull’apparizione apparentemente poco giustificabile di un suo alter ego nel fumetto, Clowes spiega infatti che siccome la protagonista è la proiezione di se stesso con i complessi e le difficoltà relazionali che aveva da bambino, ha voluto consolarla per farle capire che non era l’unica ad avere una famiglia strana, come a suo tempo avrebbe voluto che qualcuno facesse con lui.
Parlando di stile di disegno, Clowes sottolinea le potenzialità del fumetto, il fatto che sia l’unico mezzo espressivo in cui si possono cambiare le tipologie di raffigurazione, passando dal realismo al grottesco a seconda della necessità. Ha sempre voluto che i suoi fumetti fossero come quelli che leggeva da bambino, qualsiasi cosa voglia dire. È anche vero che talvolta prende spunto da quadri, illustrazioni o manifesti cinematografici per elaborarli e inserirli nelle sue opere, ma alla fine i lettori vi riconoscono sempre la sua cifra stilistica. Questo è particolarmente vero per Eightball, la sua rivista personale in cui sperimentò in lungo e in largo. E parlando della quale è doveroso affrontare il discorso della sua ultima versione fresca di stampa, l’integrale che raccoglie i primi diciotto numeri edito da Coconino. La rivista personale di Clowes ebbe diverse incarnazioni nel corso della sua produzione e all’autore non dispiace affatto la consistenza da elenco telefonico di questa recente ristampa. Proprio parlando di Eightball si riallaccia al discorso stilistico, di come il logo della testata abbia subito modifiche e aggiornamenti col passare del tempo. In effetti Clowes ritiene il lettering molto importante, al pari dei disegni (pensiero che condivideva anche Moebius). Nella versione originale è lui stesso che cura il lettering dei suoi fumetti, ricorrendo al righello per scrivere in maniera dritta, proprio come facevano i letteristi o calligrafi dei tempi precedenti al digitale. Lo scrive a mano ispirandosi a quello dei vecchi comic book che studia con la lente d’ingrandimento.
Curiosamente, Clowes non ama la definizione “graphic novel” con cui si vorrebbe nobilitare il fumetto. Secondo lui in questo modo si ingenerano troppe aspettative nel pubblico che crede di trovarsi di fronte ogni volta a un capolavoro o giù di lì. D’altra parte è anche vero che, quando parlando con qualcuno dice di fare “comics”, l’interlocutore nella maggior parte dei casi crede che faccia lavori indirizzati ai bambini. Quindi, se non altro per una questione di comodità, tanto vale usare “graphic novel” per descrivere quello che fa: se in tanti anni nessuno è riuscito a trovare un termine migliore per indicare certo fumetto ci sarà un perché.
L’incontro termina con la rivelazione di quella che è la speranza di Daniel Clowes: sempre alla ricerca di stimoli e segni nuovi, gli piacerebbe trovare un paese dove ci sia una scuola fumettistica sconosciuta. Qui a Lucca ha trovato tanti fumetti che non conosceva tra l’antiquariato ed è già un inizio.

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