L’ultimo turno, di Petra Volpe, è un film che potrebbe benissimo passare per un documentario. Presentato in anteprima nella sezione Berlinale Special Gala del 75º Festival di Berlino e arrivato nelle scorse settimane nelle sale italiane, è ambientato in un ospedale svizzero dove la carenza di personale sta progressivamente diventando cronica. La protagonista, Floria, è un’infermiera professionale dell’ultimo turno giornaliero in un reparto che ospita anche pazienti oncologici. È brava, precisa, cortese, umana e cerca di stabilire con i ricoverati un rapporto di massimo rispetto che li faccia sentire a loro agio in un momento difficile della loro vita. Le condizioni in cui si trova a lavorare, però, mettono a serio rischio sia le sue capacità professionali che il suo stato mentale: costretta a coprire il turno con l’aiuto di una sola altra collega e di una giovane infermiera alle prime armi che ancora non conosce bene l’ambiente, i suoi nervi arriveranno al limite facendole commettere un errore di somministrazione.
Petra Volpe non perde tempo a introdurre il personaggio o la sua personale vita privata, peraltro inesistente, ma lo immerge subito nella quotidianità della giornata lavorativa, in uno stato di tensione crescente degna di un thriller che purtroppo rispecchia la triste realtà della vita ospedaliera. La telecamera si sofferma su ogni dettaglio dell’attività di Floria, interpretata da una magistrale Leonie Benesch talmente calata nella parte da lasciare senza parole per l’impeccabilità di ogni singolo gesto e per quel suo sguardo da cui traspare la consapevolezza della conoscenza professionale. La vediamo preparare le flebo, prelevare il sangue, disinfettarsi le mani prima del contatto con ogni paziente, riempire le siringhe, dosare le medicine, spingere le barelle, tutto senza la minima incertezza o esitazione. La vediamo interagire con gli ammalati e con i loro parenti – spesso e volentieri “serpenti” – assecondarli, coccolarli, sopportarli, tranquillizzarli, e viene da chiedersi fino a che punto resisterà, quanto ci vorrà ancora prima che la corda si spezzi, che la pazienza salti, che commetta l’errore fatale che potrebbe costare una vita umana. Ma non siamo in un thriller, appunto, siamo in un film che cerca di ritrarre la realtà di una situazione che rischia di diventare sempre più difficile e complicata, e in questa realtà gli errori possono anche succedere, ed è anche possibile porvi rimedio, a patto di saper fare il proprio lavoro.
Floria non si trova solo a rapportarsi con gli esseri umani che in quel momento sono stati affidati alle sue mani e alle sue cure, e che quindi per il periodo del ricovero sono per forza di cose privati della loro libertà, ma anche con i suoi superiori, assenti, invisibili, impegnati in interminabili operazioni chirurgiche e a volte privi di quell’umanità che contraddistingue lei e poco disposti a riconoscere ai pazienti la dignità a cui dovrebbero avere diritto per principio. Attribuiscono un valore al loro tempo, mentre Floria non ha alcuna possibilità di gestire nel modo giusto il suo, perché i pazienti sono troppi, il personale scarso e non restano neanche cinque minuti per bere un sorso d’acqua o consumare un tramezzino.
Quello che si vede sullo schermo è un ambiente professionale i cui operatori raramente godono dell’empatia dei pazienti. Perché quando la salute cede, non ci si immedesima nella quotidianità di chi cerca di lenire il nostro dolore, ma ci si focalizza solo sulle proprie esigenze, sofferenze e pretese, a volte anche assurde.
Floria continua indefessamente a svolgere il suo lavoro, ma la crisi sanitaria che stiamo vivendo è reale e la regista cerca, con questo film, di lanciare anche un messaggio di allarme che apra gli occhi sui pericolosi rischi a cui andremo incontro quando, nei momenti più drammatici della nostra vita, persone come lei non ci saranno più.
Qui è possibile vedere il trailer:
Titolo: L’ultimo turno
Anno: 2025
Regia: Petra Volpe
Cast: Leonie Benesch, Alireza Bayram, Jasmin Mattei


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