Una sconosciuta a Tunisi di Mehdi M. Barsaoui, presentato nella sezione Orizzonti della Mostra del Cinema di Venezia 2024 e ora nelle sale, è uno di quei film che affrontano tematiche importanti – in questo caso la condizione femminile in Tunisia – ma per diversi motivi non riescono, purtroppo, a centrare appieno l’obiettivo che si pongono.
La trama parte da un presupposto molto semplice e ampiamente sfruttato sia in ambito cinematografico che letterario: la giovane Aya (Fatma Sfarr), residente in una cittadina di provincia che non offre nessuna prospettiva, vive nella triste consapevolezza di non avere un futuro. Privata della possibilità di studiare e sfruttata dai genitori fin dall’età di quattordici anni, destinata a un matrimonio di convenienza per coprire i debiti della famiglia e con un amante che la riempie da anni di promesse che non ha nessuna intenzione di mantenere, si trova coinvolta in un tragico incidente e viene data per morta. L’iniziale titubanza lascia ben presto spazio all’idea che sia un’occasione da non perdere, e la ragazza, dopo aver sottratto una grossa somma di denaro proprio all’amante ipocrita e profittatore, parte per Tunisi decisa a prendere in mano il suo destino in una città che pensa avere tante possibilità da offrirle, e che invece si limiterà a farle conoscere nuove forme di sfruttamento, di corruzione e di soprusi, costringendola anche, suo malgrado, a prendere posizione quando un ragazzo che l’aveva adocchiata in discoteca finisce brutalmente ucciso.
Il regista Mehdi M. Barsaoui ritrae un personaggio femminile non ancora maturo, né consapevole di sé, che finisce facile vittima della propria ingenuità e del suo non sapere come funziona veramente la società e il mondo in cui vive. Aya è davvero convinta di poter essere più libera in una grande città come Tunisi – di cui serba un idilliaco ricordo infantile – ma resta incastrata in un meccanismo a lei sconosciuto in cui la donna libera non esiste, perché se assume tale comportamento viene vista solo e soltanto come adescatrice. E dovendo scegliere tra un’accusa di adescamento rivolta a lei e una di molestie sessuali a carico del ragazzo morto e suggerita da chi quell’ambiente lo controlla, Aya opta per la seconda.
Il film si presenta molto lineare nelle sue due ore di durata, ma molti ruoli secondari che potevano rivelarsi interessanti restano solo accennati, e lo stesso vale per alcune situazioni. Vedesi il rapporto con la generosa fornaia sempre disponibile ad aiutare Aya nei momenti di difficoltà dopo che lei è intervenuta per difenderla dal marito manesco. Avrebbe meritato un approfondimento in più, se non altro per mettere in risalto l’esperienza di vita di un’altra donna, che è anche madre e lavoratrice, che cerca dignitosamente e onestamente di sopravvivere in un contesto non facile – e si sarebbe potuto fare un confronto con la vita apparentemente bella della falsa amica e coinquilina di Aya che invece vende per denaro ragazze sprovvedute. Oppure vedesi ancora i genitori di lei, che compaiono solo all’inizio come sfruttatori, e poi quasi alla fine giusto il tempo di sorbirsi da Aya una ramanzina sul fatto di essere degli schiavisti e di averla metaforicamente uccisa impedendole di avere una vita. Tutto vero, però detto da una ragazza che continua palesemente, e consapevolmente, a mentire sull’omicidio di un innocente proprio alla famiglia di lui, che desidera solo giustizia, suona un po’ fuori luogo perché non sembra la persona più adatta a esprimere giudizi sul comportamento altrui. Anche la figura del poliziotto, consapevole della corruzione che dilaga, che cerca di convincerla a fare la cosa giusta per non portarsi dietro un peso sulla coscienza per tutta la vita come è successo a lui, resta solo in sottofondo senza che la sua storia diventi mai una motivazione valida per indurre la protagonista a una scelta forte che ne faccia emergere la personalità e dimostri che l’esperienza l’ha fatta crescere e maturare.
Alla fin fine, lei se la cava con un escamotage che sfrutta un punto debole di quel sistema che la intrappola ma, pur avendo visto le sue illusioni svanire, non sembra uscirne più combattiva ma solo, forse, un po’ meno ingenua. C’è un discorso sull’identità di cui tenere conto: quella nascosta sotto il burqa, che paradossalmente, permettendo ad Aya di vedere senza essere minimamente presa in considerazione, le consente di assistere al suo stesso funerale; quella vera che ha perduto nell’incidente; quella che assume temporaneamente a Tunisi nell’incertezza della nuova vita e quella che sceglie poi da una lista di nomi di ragazze scomparse – da cui il titolo originale del film, Aicha – ma resta tutto in superficie, oltre non si va. Peccato.
Qui è possibile vedere il trailer del film:
Titolo: Una sconosciuta a Tunisi
Produzione: Francia/Tunisia/Qatar/Arabia Saudita/Italia 2024
Regia: Mehdi M. Barsaoui
Cast: Fatma Sfarr, Hela Ayed, Ala BenHamad, Yassmine Dimassi, Badis Galaoui
Durata: 123 minuti.

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