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Incontro di presentazione per The Last Book

Incontro di presentazione per The Last Book

Lucca Comics & Games 2025

The Last BookThe Book è stato un caso editoriale nel 2023. Nato da una trionfale campagna di crowdfunding su Kickstarter, ha venduto circa 250.000 copie in tutto il mondo di cui 30.000 in Italia. Un risultato eccezionale anche se pensiamo che il prezzo di questo coffee table book (edito in Italia da Marsilio Arte) non era esattamente economico: 95€. Il collettivo Hungry Minds capitanato da Lev Kaplan ha quindi deciso di fare il bis e proprio a Lucca 2025 è stato presentato The Last BookIl Diario dell’Ultimo Terrestre che pur trattando tutta un’altra storia si inserisce nello stesso filone del predecessore, che supera per dimensioni e prezzo (circa 400 pagine a 120 euro). Anche in questo caso il flusso del testo è accompagnato da tavole illustratissime con cui spesso si fonde. Come ricordato nel corso della conferenza, il primo libro era stato scritto per così dire “a braccio”, per questo invece è stato redatto un testo che gli illustratori hanno seguito.

Laddove The Book era un finto manuale sulla storia della tecnologia e delle invenzioni umane, la sua «continuazione spuria» (così definita all’incontro con la stampa) parla della civiltà umana nel suo insieme, dal punto di vista di un uomo che è scampato alla distruzione della Terra e ora ricorda tutto ciò che rese l’umanità tale, pescando spesso dall’universo pop.

A parlarne con i giornalisti italiani sono lo stesso Kaplan e Vsevolod “Seva” Batischev, uno degli artisti che hanno prestato la loro opera per illustrare il tomo. Il fatto che il protagonista si chiami anch’egli Kaplan (Noah Jonah Kaplan, per la precisione) non sottintende un ruolo più determinante del suo omonimo, che spiega di essersi occupato principalmente dell’organizzazione: ha curato il layout, gli aspetti legati al marketing e ha raccolto e coordinato i contributi. Nei fatti il narratore protagonista ha finito per diventare anche fisicamente una summa di tutti gli autori che hanno lavorato al progetto – e la pagina finale con i crediti sta infatti a sottolinearlo. Anche se poi come spesso avviene il risultato finale è superiore alla somma delle parti: ad esempio a un certo punto è spuntato il cane del protagonista, cosa che non era prevista. Ma semplicemente Lev Kaplan aveva sentito che l’ultimo terrestre “doveva” avere un cane, è stata una cosa che si è imposta da sé sottolineando come la loro stessa creazione si fosse sviluppata oltre le intenzioni originali delle “Menti Affamate”.

indice The Last Book

Colpito dall’ambizione del progetto e dal suo essere un libro che ha un forte impatto come oggetto in sé (oltre ad avere alcuni elementi cartotecnici come pagine strappate) il vostro umile cronista chiede ai due autori presenti se abbiano tratto ispirazione dal filone del Libro d’Artista. Ma sono fuori strada: il libro ha sì una valenza come prodotto materiale ma ha anche una funzione narrativa classica, Kaplan non aveva intenzione di piantargli dei chiodi nella copertina o di dargli fuoco in una performance.

L’idea originale prevedeva una storia d’amore spaziale in cui una coppia di astronauti fa dei figli e questi disegnano nello spazio. Questa rivelazione solleva qualche perplessità tra i presenti che ravvisano un filo di misoginia nel progetto finito, anche se poi la presenza femminile nello spazio è ancora presente ma è un filone non approfondito. Ma non sono l’unico a essere fuori strada: essendo The Last Book un lavoro collettivo cui hanno partecipato anche molte artiste donne, l’approccio non è stato affatto sessista visto che anche loro hanno contribuito a definire le caratteristiche di Noah Jonah Kaplan. E poi, oltre al fatto che si tratta di un maschile praticamente neutro, molto semplicemente gli uomini sono più facili da disegnare rispetto alle donne!

Per quel che riguarda l’aspetto figurativo, solo un capitolo è stato realizzato con una tecnica digitale, perché Kaplan voleva proprio quell’artista per illustrarlo (ma si guarda bene dal rivelare di chi si tratta), per il resto The Last Book è stato realizzato al 90% con tecniche analogiche, e soprattutto senza alcun ricorso all’intelligenza artificiale. In particolare, sono stati utilizzati matite e acquerelli e il formato originale delle illustrazioni è praticamente lo stesso del libro, che è un ponderoso 25×35: la mancata riduzione delle dimensioni originali trasmette in effetti una piacevole sensazione di genuinità, anche nei disegni più elaborati si può pensare che si tratti delle immagini che il protagonista ha messo per illustrare il suo diario.

interno The Last Book

Una curiosità in merito alla copertina (tra parentesi, la versione definitiva è la sesta a cui hanno lavorato): un amico a cui era stata inviata una copia di prova si accorse che “qualcosa” brillava nel buio di casa sua proprio dove aveva appoggiato il libro e si accorse che era la copertina, diventata fosforescente per l’uso di particolari materiali che non erano assolutamente intesi per avere quell’effetto! Un bel caso di serendipità.

La mole del libro e gli argomenti che tratta non devono intimorire il lettore: come detto, The Last Book ha le radici fortemente calate nella cultura pop e gli acquirenti proveranno sicuramente un senso di familiarità con tutti quegli easter eggs che magari potrebbero non riconoscere al volo ma che saranno inevitabilmente percepiti come qualcosa di familiare (Star Trek, il volto noto di attori o altri personaggi pubblici, ecc.).

Certo, non è detto che gli acquirenti di The Last Book ne saranno anche lettori… Stando a quanto riportato da Kaplan e Batischev la maggior parte delle persone che acquisteranno il libro probabilmente non lo leggeranno: The Last Book è uno di quei bei volumi che si esibiscono sugli scaffali delle librerie di casa o sui tavolini (un «coffee table book» in senso proprio). A suffragare questa previsione c’è un aneddoto riferito al precedente The Book. Nel corpus del testo erano stati inseriti, assolutamente senza intenti promozionali, degli indizi per risolvere un quiz che avrebbe fruttato un premio ai solutori. Ebbene, nonostante tutte le copie vendute (molte in prevendita col crowdfunding, ricordiamolo) a un anno dall’uscita ancora nessuno aveva risolto il quiz, perché evidentemente nessuno aveva letto il libro! Per fortuna alla fine in sette ottennero il premio…

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