Presentato nella Sezione Perspectives all’ultimo Festival Internazionale del Cinema di Berlino, e in competizione al Festival di Malaga dove ha vinto il Critics’ Jury Special Prize, El País Audience Award for Best Film e il Best Actor assegnato a Nicolás Zárate, L’Hangar Rosso, primo lungometraggio di Juan Pablo Sallato, narra la storia vera di un giorno della vita del paracadutista e capitano dell’accademia aeronautica cilena Jorge Silva Ortiz: quell’11 settembre 1973 in cui le forze armate rovesciarono il governo del presidente Salvador Allende, uccidendolo, e salì al potere il dittatore Augusto Pinochet, che si renderà responsabile di atroci crimini contro l’umanità.
Optando per un convincente bianco e nero che ricorda Schindler’s List e che permette di focalizzarsi meglio sul personaggio e sui dubbi che lo assalgono, e di lasciare le violenze vere e proprie più sullo sfondo, il regista Juan Pablo Sallato traccia il ritratto di un uomo che crede nel suo lavoro – e che cerca di addestrare al meglio le sue reclute dimostrandosi severo ma umano – che si trova improvvisamente a dover obbedire a ordini superiori che gli impongono di trasformare uno dei suoi hangar in un campo di detenzione e tortura dei prigionieri del golpe. Prigionieri che sono per lo più studenti e civili che hanno cercato di ribellarsi al sistema.
Il film non affronta subito la giornata cruciale ma si apre il giorno prima, quello della vigilia, quando Jorge Silva inizia ad avere il sentore, a causa degli autobus che non passano più e delle misteriose telefonate in cui gli viene chiesto se è disposto a stare ancora al fianco di Allende – da lui difeso nel 1970 quando scoprì un tentativo di assassinio nei suoi confronti -, che qualcosa di grosso sta per accadere e che sarà terribile. Eppure Silva non rende partecipe la moglie, molto amata, dei suoi timori, preferendo quasi ignorarli e lasciando così che il giorno dopo lei si rechi normalmente al lavoro all’università limitandosi ad invitarla a prendersi un giorno di ferie. Quello che seguirà è un’amara discesa nella consapevolezza di esistere solo come pedina di qualcuno di più potente e di non poter decidere secondo la propria coscienza; ma il vero interrogativo è fino a che punto lui sarà disposto ad accettare di farsi coinvolgere nei soprusi perpetrati su degli innocenti.
Silva, infatti, finisce implicato nell’inferno orchestrato dai militari ma non è indifferente, prova a simulare cinismo ma non ci riesce, dentro di lui matura un desiderio di ribellione che ha a che fare con quella libertà che prova solo quando si lancia con il paracadute perché in quel momento può decidere da solo della propria vita. A rendere evidente questa situazione ambivalente tra freddo atteggiamento esteriore e angoscia interiore è la telecamera che segue spesso il personaggio da dietro, incollata alla sua nuca, rendendo i volti dei suoi interlocutori sfumati così come le sagome dei prigionieri distesi nell’hangar rosso pronti per essere sottoposti a interrogatori disumani. Questa scelta fa sì che lo spettatore non stacchi mai gli occhi dal personaggio stesso, da quei tormenti che ben traspaiono nel volto di Nicolás Zárate, e dall’odio trattenuto verso una realtà inaccettabile a cui lui vorrebbe opporsi ma che allo stesso tempo lo spaventa, come l’idea di rischiare di diventare, in caso di disobbedienza, la prossima vittima delle torture.
Nicolás Zárate ha la fisicità e l’espressività giuste per incarnare il personaggio, e si fa amare dal pubblico per il suo celare, sotto lo sguardo rigido del militare integerrimo, una profonda umanità.
I personaggi secondari, in particolare quello della moglie Rosa (Catalina Stuardo) e del sergente Hernández (Aron Hernández) da poco entrato nell’accademia del capitano, rappresentano l’affetto per la famiglia e per i propri sottoposti; legami che il protagonista cerca in tutti i modi di preservare in un contesto che lo mette a dura prova. In particolare le attenzioni che riserva al ragazzo, che si dimostra spiazzato di fronte all’imprevedibilità della situazione, lasciano intuire il desiderio di metterlo sotto la sua ala protettiva in modo da evitare che rischi di fare una brutta fine.
È un film che parla di un avvenimento storico sconvolgente ma lo fa nel modo giusto: mettendo in primo piano i sentimenti di un uomo e il suo coraggio di prendere la decisione che la sua coscienza gli detta con la consapevolezza di doverne pagare le gravissime conseguenze.
Qui è possibile vedere il trailer:

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