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Cinema

L’attachement La tenerezza

L’attachement La tenerezza

L'attachement La tenerezzaL’attachement (La tenerezza), per la regia di Carine Tardieu e tratto dal romanzo L’Intimité di Alice Ferney, è una di quelle pellicole che parte come la più classica delle storie sentimentali strappalacrime per poi riservare allo spettatore più di qualche gradevole sorpresa e spunto di riflessione sull’amore, l’affetto, le relazioni sociali, il bisogno dell’altro e le inevitabili illusioni che nascono nella vita di coppia. È anche un film sull’indipendenza – quella a cui non si è assolutamente disposti a rinunciare – le cui basi finiscono però per essere messe in discussione da sentimenti inaspettati che prendono pian piano il sopravvento.
Sandra, interpretata da una magnifica Valeria Bruni Tedeschi già vista recentemente sugli schermi italiani in Duse, è una libraia femminista, gran fumatrice, che difende strenuamente la sua libertà e non cerca in alcun modo di farsi amare: ha un amante poco invadente che si palesa solo nei giorni prefissati per non starle tra i piedi, ama i libri più delle persone e ha lasciato con piacere che fosse la sorella, madre di cinque figli, ad assumere il tipico ruolo che secondo lei ci si aspetta dalle donne, ovvero quello di angelo del focolare il cui unico scopo nella vita è procreare. Un giorno, però, si verifica l’imprevisto. La vicina di casa, in procinto di partorire la secondogenita, le affida di corsa il piccolo Elliott, ragazzino scafato di cinque anni che non si vergogna di dire in faccia quello che pensa e capace di cogliere al primo sguardo i sentimenti degli adulti. Sandra se ne occupa più che altro per dovere ma la situazione evolve in tragedia. Il marito della partoriente, infatti, rientra dall’ospedale con la notizia del decesso inaspettato di lei e con la consapevolezza di essere diventato padre di una bambina che dovrà imparare a gestire da solo.
Niente di nuovo, come detto, e sarebbe anche facile intuire, a questo punto, la nascita di una relazione tra i due con inevitabili ostacoli, imprevisti e difficoltà fino al lieto fine. Invece no. Perché Sandra finisce sì per diventare il soggetto su cui il povero vedovo disperato, ancora incapace di elaborare il lutto, cerca di riversare i suoi sentimenti, ma anziché abbandonarsi a quel coinvolgimento che lui le offre con estrema facilità, lei blocca immediatamente il suo slancio. Gli fa capire che non è amore, ma solo desiderio di riempire un vuoto. E a questo punto la storia prende un’altra direzione. Lui continua a cercare qualcuno che gli dia quel calore umano che la vedovanza gli ha tolto (e che trova in una pediatra alquanto confusa e dalla passione facile), e lei si affeziona sempre di più e suo malgrado a Elliott, e a quella sua aria da ometto spavaldo, e alla nuova arrivata Lucille. Sullo sfondo, una nonna, madre della defunta, che purtroppo non è in grado di occuparsi adeguatamente dei bambini e il padre biologico di Elliott che sembra in un primo momento interessato a occuparsi veramente di suo figlio ma che poi, di fronte all’impegno richiesto, fa dietrofront, e che rappresenta l’uomo che ama vivere la vita come viene senza assumersi alcuna responsabilità – per certi versi la versione maschile di Sandra.

L'attachement La tenerezzaQuella che viene raccontata non è una storia d’amore, ma una storia di tenerezza, come sottolinea il titolo italiano che tuttavia non può rendere tutte le sfumature del francese attachement. È evidente che Sandra, in fondo, prova un sentimento per quell’uomo trovatosi improvvisamente solo in uno dei momenti che avrebbe dovuto essere di massima gioia, ma l’affetto che nutre per i figli di lui è più profondo e più incontrollato – più istintivo, se vogliamo – mentre riesce ancora a mantenere un certo distacco nei confronti di quell’amore che la porterebbe a rinunciare a sé stessa e alla sua idea di indipendenza.
I personaggi che ruotano attorno alla protagonista sembrano cercare soprattutto calore umano, comprensione, accettazione, qualcuno che li faccia sentire meno soli, un senso di completezza alla loro vita che la renda degna di essere vissuta. In alcuni casi sono disposti a vivere un’illusione piuttosto che rinunciare a ogni forma di calore, salvo poi rendersi conto dell’errore. La protagonista, invece, con il suo tentativo di “sottrarsi” ai sentimenti finisce anche per essere quella che li risveglia maggiormente negli altri.
La regia non scade mai nel sentimentalismo ma opta, anzi, per una rappresentazione più realistica dei fatti e delle situazioni. La sofferenza e l’incredulità di un uomo rimasto inaspettatamente vedovo vengono rese ben evidenti nella scena in cui l’infermiera gli spiega come fare il bagnetto alla neonata: una nuova vita che si affaccia al mondo mentre un’altra si è appena spenta, ma soprattutto la vita che ricomincia il suo corso dopo un lutto devastante.
La tenerezza è un film che ha qualcosa da dire su quei legami che nascono tra esseri umani senza rendere il tutto eccessivamente zuccheroso e scontato.

L'attachement La tenerezza

Titolo: L’attachement – La tenerezza.
Produzione: Francia/Belgio 2024.
Regia: Carine Tardieu.
Cast: Valeria Bruni Tedeschi, Pio Marmaï, Vimala Pons, Raphael Quenard.
Durata: 106 minuti.

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