Che cos’è la magia? Cos’è un incantesimo? Due termini che conosciamo fin da quando eravamo bambini, e ci raccontavano le favole per trasportarci in un mondo meraviglioso, così distante dalla realtà.
Eppure, sono una delle poche fortunate mortali che abbiano potuto comprendere fino in fondo il significato di questi due concetti, ed aver scoperto che esistono, che si possono sperimentare veramente.
L’incontro con il Maestro David Garrett è fissato attorno alle 17.30. I minuti che precedono quel momento sono fatti di sentimenti contrastanti: ansia, incredulità, attesa.
E all’improvviso, complice un lievissimo ritardo, eccola, la magia, che si materializza. Dal nulla, invisibili, impalpabili, si alzano nell’aria le note del suo violino.
Eccola, la magia, dicevo. Quelle note sublimi che toccano il cuore e ti tolgono il respiro, anche perché non sai da dove provengano. E arriva l’incantesimo. Vengo trasportata in un altro mondo, quello fatato, dove quelle note sembrano quasi surreali, anche perché capisco che il Maestro è lì, a pochi passi da me – anche se non posso ancora vederlo. Posso solo sentirlo, e mi sento rapita in un’altra dimensione.
Un lieve ritardo, dicevo, poi la discesa lungo le scalinate di un palazzetto buio – e vuoto.
Vedo il suo palco, gli strumenti della band, e mi accomodo al mio posto, in prima fila.
Il Maestro appare poco dopo. Una felpa gialla, un berretto nero che nasconde i suoi leggendari capelli biondi, sale sul palco da solo, suonando il suo meraviglioso violino con la nonchalance con cui io declino i verbi irregolari inglesi o i monarchi britannici in ordine cronologico. Dopo un breve sound check, depone lo strumento, forse dimenticandosi per un momento il virtuoso che è, per lasciare il posto all’uomo David Garrett. Gentilissimo, spiritoso, sempre consapevole della sua statura musicale, ma quasi umile.
Un uomo che è anche un ragazzo che ha la fortuna, grazie al suo genio, di poter vivere facendo quello che ama di più, e che – dopo tutti questi anni di una carriera stellare – si diverte ancora. Parla un po’, seduto a bordo palco, a gambe incrociate, come un giovane qualunque. Lo ascolto, e poco dopo risponde alla mia domanda più rischiosa: quand’è che ti sentiremo suonare un brano di David Bowie?
A questo punto, per chi non conoscesse bene il Maestro, è necessario aprire una parentesi e spiegare chi sia David Garrett, attualmente il più grande violinista del mondo.
Violinista praticamente dalla culla, ebbe una rigorosissima formazione classica, studiando con i migliori Maestri del pianeta, finché il suo incontro con la musica rock lo ha portato a sperimentare il cross-over, ovvero un mix di musica classica e rock. A quel punto, quindi, i suoi lavori si sono alternati tra musica classica (vedi il recente album Iconic) e altri in cui ha rivisitato brani rock, interpretandoli con il suo genio creativo. Eppure, cosa abbastanza strana, il genio della musica classica non ha, finora, inciso nulla del genio della musica rock (David Bowie, appunto). E qui ritorniamo alla mia domanda: quando ti sentiremo suonare un brano di David Bowie?
Il Maestro ci ha riflettuto un attimo, poi, dopo aver detto “That’s an interesting question”, si è alzato, attraversando il palco. Ammetto di aver provato un brivido di terrore: ho pensato di aver fatto una domanda che l’avesse offeso, e invece il Maestro mi ha sorpresa una volta in più per la sua umiltà (dote rarissima nei Geni) e disponibilità. Ha preso il suo violino dalla custodia, è tornato a sedersi a bordo palco e… et voilà, si è messo a suonare. Ho sentito un nodo alla gola, a quelle note. Il Maestro dalla formazione classica che suona il Maestro della musica rock. Alla fine della breve esecuzione improvvisata, mi ha chiesto se avevo riconosciuto il brano, e io, in un filo di voce per l’emozione, sono riuscita solo a dire: Life On Mars. David Garrett poi ha aggiunto che, effettivamente, potrebbe pensare di riprenderla.
Aspetto fiduciosa, David.
Poi arriva il sound check, diviso in due parti: la prima in cui suona soltanto la sua incredibile band – composta da musicisti dal talento indescrivibile: Franck Van Der Heijden, direttore d’orchestra e chitarrista; John Haywood, pianista e tastierista; Vincen Garcia, bassista strabiliante, e Bodi Van Der Heijden, batterista; e la seconda in cui a loro si aggiunge anche David Garrett. Provano alcuni brani, e già percepisco emozioni diverse: da un lato la ricerca della perfezione, che richiede concentrazione, e dall’altro la voglia di divertirsi, di suonare su un palco con lo stesso entusiasmo di una band di ragazzini che sogna il successo planetario.
Infine, il silenzio: “Vado a farmi una doccia”, dice il Maestro, e l’appuntamento a quel punto è per il concerto vero e proprio.
Le luci si accendono, la gente comincia ad affluire, il Palazzetto si riempie in breve tempo. Alle otto di sera in punto (David Garrett è tedesco e la madre è scozzese, ma ha una puntualità svizzera) le luci si spengono. Appare sul palco il video di un elettrocardiogramma che, un po’ alla volta, aumenta il ritmo dei battiti, finché una voce maschile dà il benvenuto al Millennium Symphony Tournée; entrano i musicisti della band, un’intro che, tra musica e spettacoli di luci, fa salire l’adrenalina, finché la voce di prima annuncia tuonante Here is David Garrett. E arriva lui, stessa felpa gialla, ma questa volta con i capelli bene in vista, raccolti nel suo tipico codino, e si parte con la fantastica Seven Nation Army. Da questo primo brano, è già chiaro che sarà una notte fantastica.
David Garrett ama parlare dal palco, ama intrattenere il suo pubblico non solo con la sua musica, ma anche con le parole. Dopo ogni brano si ferma, racconta qualcosa, un aneddoto, una battuta spiritosa, un qualcosa di personale, o semplicemente introduce il brano che segue. Un po’ alla volta si susseguono i brani tratti dal suo ultimo album – Millennium Symphony, appunto – tra cui Naughty Girl di Beyoncé; Dance Monkey di Tones and I, con sullo schermo una scimmietta digitale che suona a ritmo con lui; la molto toccante Take Me To Church di Hozier, che già era bellissima in originale ma che lui riesce a rendere ancora più coinvolgente grazie a una grande campana che scende dall’alto fino al centro del palco e che lui percuote con un piede; un omaggio alla più famosa band del suo Paese, i Rammstein, con Mein Herz Brennt, e altri ancora, fino ad arrivare al medley che fa saltare tutti sulle sedie: Smells Like TeenSpirit dei Nirvana, Walk This Way degli Aerosmith, Smooth Criminal di Michael Jackson. Ed ecco che per un paio di minuti si torna al classico più classico, ma sempre in chiave rock, con The Fifth di Beethoven, He’s A Pirate di Hans Zimmer (dalla colonna sonora del film I Pirati Dei Caraibi) e così via.
Il tempo è volato, il concerto è finito, non senza un importante cambio d’abito nella seconda parte, tra musica eccezionale ed entusiasmo alle stelle. Le luci si spengono, ma nessuno ha intenzione di andarsene; la band ritorna per il bis capitanata dal Jack Sparrow del violino, per far ballare tutti, ma veramente tutti, con Viva La Vida dei Coldplay, un inno alla positività ed alla gioia di vivere (non a caso, il Maestro ha sull’avambraccio sinistro un tatuaggio che rappresenta una spada circondata da delle rose e la scritta Viva La Vida).
E via, il giorno dopo verso un altro aeroporto, un’altra città, un altro concerto.
Descrivere uno show a chi non l’ha visto è impresa quasi impossibile: le emozioni, i momenti di gioia, il cuore che batte nel sentire un brano anziché un altro, sono tutte sensazioni che puoi provare solo se sei lì, presente tra il pubblico; ma si può fare un tentativo di trasmettere tutto questo a chi non c’era. Quello che colpisce di più di un’esibizione live di David Garrett, oltre, naturalmente, alla bravura sua e dei musicisti della sua band, è vedere come tutti, su quel palco, si divertano. David Garrett suona sempre con il sorriso sul volto, salta, balla, scherza, invita il pubblico a partecipare e scende dal palco, sempre continuando a suonare, per avvicinarsi anche a chi è nei posti più lontani; non si sottrae alle foto, anzi; in poche parole, non è solo un grande musicista, è anche un grande uomo.
Un’altra cosa che colpisce dei suoi show è il pubblico: tutte le generazioni possibili erano presenti, dai bambini, ai giovani, agli adulti, alle dolci coppie di anziani, e la cosa che più mi ha colpita è stata vedere una signora, che di decadi ne ha viste parecchie, arrivare e godersi il concerto muovendosi con un deambulatore; c’erano spettatori provenienti da almeno cinque o sei stati europei diversi, che hanno viaggiato solo per non perdersi il concerto. Un’altra magia, un altro incantesimo che solo David Garrett, il mago del violino, può fare.
L’ultimo album di David Garrett è Millennium Symphony, che nella fantastica edizione de luxe contiene due CD e un DVD ricchissimo di contenuti imperdibili.
Foto di Elisabetta Garboni Glencoe

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