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Palcoscenico

La Locandiera con Sonia Bergamasco

La Locandiera con Sonia Bergamasco

Vista dal Pen Lettori Trieste

La Locandiera - locandinaPortata in scena nei giorni scorsi al Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia Politeama Rossetti di Trieste, in occasione della Stagione del Settantennale, La Locandiera di Carlo Goldoni, prodotta dal Teatro Stabile dell’Umbria, per la regia di Antonio Latella e con Sonia Bergamasco nel ruolo principale, ha suscitato tra gli spettatori reazioni contrastanti, come avviene spesso quando si va a mettere mano a un personaggio molto noto di cui ognuno ha già una sua idea precisa, maturata anche attraverso le numerose interpretazioni date in passato dell’opera.

Mirandolina, corteggiata dal conte d’Albafiorita e dal marchese di Forlimpopoli, e a sua volta impegnata a sedurre il Cavaliere di Ripafratta, in quanto nemico giurato delle donne, è bella ma soprattutto intelligente e scaltra, e possiede una malizia spesso presentata come arma di potere e libertà. È giusto attualizzare il contesto ma è inevitabile, quando si decide di fornire una visione del personaggio che si allontana da quella tradizionale, lasciare interdetti gli spettatori con scelte che, non corrispondendo a quel modello, rischiano di spiazzarli.

L’opera in questione è stata vista, tra gli altri, da alcune socie del Pen Lettori di Trieste, realtà unica nel suo genere nata nell’ambito del Pen Trieste Aps che promuove, attraverso i suoi incontri, la diffusione della cultura a trecentosessanta gradi tra persone disposte a condividere apertamente la loro opinione e a scoprire, tra letteratura, teatro e cinema, peculiari aspetti di autori e testi.

Le reazioni che ha suscitato la pièce in questo nuovo allestimento denotano la capacità, senza voler essere giornalisti o critici teatrali, di osservare con attenzione quanto viene presentato in una nuova veste, evitando di farsi influenzare dai pregiudizi, ma mantenendo saldo quel ricordo che si ha dell’opera e del personaggio e reagendo con arguzia e ironia laddove si percepisce una mancanza di rispetto del testo e un’interpretazione arbitraria di caratteri e situazioni. I pareri, esposti qui di seguito, sono semplici ma allo stesso tempo profondi e danno voce a quel pubblico che normalmente non viene interpellato perché nascosto da chi le recensioni le scrive di mestiere. Il Pen Lettori di Trieste è anche questo.

La Locandiera - una scena

“Questo spettacolo non mi è piaciuto, e adesso cerco di spiegare il perché. Specifico che apprezzo molto quando un regista teatrale attualizza uno spettacolo, soprattutto uno come questo che è stato rappresentato la prima volta nel 1753 – un altro mondo, un’altra realtà, molto lontani da noi – eppure secondo me l’operazione non è riuscita. Mirandolina è una donna indipendente, libera di fare le proprie scelte, forte, ma anche gioiosa, ironica e seducente, ma in questa Mirandolina non trovo queste caratteristiche, addirittura ho trovato la prima parte molto noiosa – cosa impensabile per Goldoni – mentre nella scena finale lei si mette anche a piangere, esprimendo grande tristezza.
Per quanto riguarda la scenografia, posso amare uno spettacolo anche con un palcoscenico vuoto, ma gli arredi e il fondale utilizzati mi hanno lasciata perplessa.
Sonia Bergamasco è una bravissima attrice, ma forse questo non era un personaggio adatto a lei.
Forse mio marito e io andiamo a teatro da troppo tempo e abbiamo visto cose bellissime, il che ci fa diventare troppo esigenti, ma continuo a pensare che il teatro ti deve emozionare, commuovere, divertire, stupire, sorprendere, ma assolutamente mai annoiare”.

“La Mirandolina della Bergamasco mi è piaciuta. Meno maliziosa della classica, afferma comunque la propria femminilità. Vince sul maschio, ma non se ne compiace troppo. Potrebbe continuare ad essere pienamente autonoma, ma rispetta il ruolo che i tempi hanno assegnato alle donne. Sceglie la protezione di un marito.
L’ambientazione moderna stride un po’ con la lingua del Goldoni e onestamente non saprei che dire della scena dell’orgasmo sotto il tavolo, che sembra richiamare Harry ti presento Sally e mi ha convinta poco”.

La Locandiera - una scena

“A me è piaciuta la scelta dei costumi. Più anticonformista all’inizio, maxi t-shirt e scalza, poi camicia lunga, asimmetrica, e stivaletti, e infine signorina bon ton con gonna e camicetta rosa cenere. Mi è sembrato un modo per sottolineare il rientrare nei ranghi. Mirandolina da “padrona” passa poi al ruolo più ridotto di compagna ubbidiente del servo Fabrizio. Anche il cavaliere di Ripafratta, in pigiama e infradito finché fa il bastian contrario, si riveste poi in completo e giacca e rientra nel ruolo di uomo che comanda secondo i tempi.
La scena dell’orgasmo l’ho trovata inutile e fuori posto, un ammiccamento al pubblico che si potevano risparmiare. Bravi gli attori, ma mi ha lasciato un senso di tristezza sulla condizione della donna che non so se Goldoni volesse (ne dubito), ma che la Bergamasco fa comunque sentire nelle battute finali”.

“Di questa Locandiera riesco a salvare poco o niente. Ero preparata all’attualizzazione operata dal regista, ma bisogna saperla fare nel rispetto dell’autore, se non del secolo, e qui Goldoni non c’era. Trovo che la Bergamasco e gli altri attori abbiano fatto del loro meglio nel seguire le direttive del regista Latella che, a questo punto, avrebbe potuto anche cambiarle il nome, visto che c’era. Scenografia passabile, costumi zero: passiamo dal maglione norvegese del marchese di Forlimpopoli alla t-shirt babydoll della Bergamasco. Ho apprezzato invece il trench del cavaliere di Ripafratta, che richiama l’Alain Delon della Prima notte di quiete. Mi sono chiesta che bisogno avesse il personaggio, per esprimere al meglio la sua misoginia, di urlare tanto… Primo atto da sbadigliare, secondo passato nella pena per l’inconsolabile Mirandolina – accucciata, spaventata, pentita… per quale motivo? Forse a causa della trappola delle troppe conquiste da cui non sapeva come uscire. Ecco l’unica scappatoia: sposare il servo Fabrizio, già bell’e pronto”.

La Locandiera - una scena

“Questa Locandiera non mi è piaciuta. Su tutto lo spettacolo gravava una cappa di lentezza soporifera sconcertante, con silenzi incomprensibili, e penso anche all’insulsa serenata a Mirandolina svenuta che, secondo me, si era pure addormentata. Non c’era andamento drammaturgico, tutti erano isterici, spesso urlavano, senza empatia. La scenografia così così, con una parete in legno incombente e pesante. E che dire del novello Alain Delon con regolamentare cappotto cammello da bel-tenebroso-che-è-meglio-lasciarlo-perdere-ma-che-peccato-che-gran-ganzo? E Mirandolina? Aggressiva, insicura, sgradevole, avvilita, asservita. E le altre donne? Per loro invoco l’umana pietà. Ah, tra il pubblico lo spirito di Goldoni faceva salti sulla sedia! Intendiamoci: capisco la ricerca di modi e tempi che permettano letture anche provocatorie dei testi classici, ma non basta assumersi responsabilità pericolose, bisogna saperle reggere. Credo che gli attori, nel proprio intimo, fossero frastornati quanto noi spettatori, e li capisco, hanno fatto del loro meglio secondo le indicazioni del regista. Regista che non è all’altezza di Ronconi o Strehler, è evidente. Alla fine non ho applaudito, e così ho visto fare da parecchi spettatori intorno a me”.

“Io sarò molto più concisa: lo spettacolo non mi è piaciuto affatto. Amo Goldoni, ma rappresentato nel suo contesto e con i costumi dell’epoca. Il testo è bellissimo, ma profanato da attori non all’altezza, tranne la Bergamasco che voglio salvare. Orribili le due commedianti, per non parlare della scena dell’orgasmo che proprio si poteva risparmiare. Una serata sprecata”.

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